martedì 17 marzo 2015

inserire foglio cereo nei telaini


La procedura dell'inserimento è descritta nel seguente video:

Zucchero a velo per caduta vorroa

Ho sperimentato in maniera molto rudimentale il metodo dello zucchero a velo per far cadere le varroe!
Il risultato è stato positivo, nonostante lo scetticismo iniziale!

Ho fatto il video al volo, usando un metodo alquanto rudimentale con il solo scopo di constatarne l'efficacia!

Consiglio, quindi, di farlo o tramite l'apposito setaccio creato proprio per spargere lo zucchero a velo nei dolci, oppure tramite altri metodi che consentano di distribuire lo zucchero a velo su tutte le api!

Nonostante io abbia messo poco zucchero a velo e anche male la caduta delle varroe c'è stata.

E' da considerarsi come un buon pagliativo che però non può sostituire integralmente l'acido ossalico!

CONSIGLIO: mettendo un pò di miele (anche preso dal telaino di scorte della stessa famiglia) nella parte alta dei favi, in pratica nel legno dei telaini molte api saliranno a prenderlo e una volta che molte si trovano allo scoperto, passarci sopra lo zucchero a velo, in questo modo cadrà su moltissime api con maggior caduta di varroe.

EFFETTI: le varroe scivolano sullo zucchero  a velo e non riuscendosi ad attaccare sulle api cadono nel cassettino.

PRECISAZIONI: dalle mie prove però emerge una caduta del 10-20% di varroe (meglio di niente) ma di sicuro non può sostituire l'ossalico, infatti dopo il trattamento di quest'ultimo la caduta è stata di ben 800 varroe contro le 80 dovute allo zucchero a velo (nel mio caso 10%).

lunedì 16 marzo 2015

Documentario- Un mondo in pericolo, More than Honey

Recentemente ho visto questo documentario sulle api:
"Un mondo in pericolo - More Than Honey"
e non posso che consigliarne la visione sia ad apicoltori che non.

La paura di un mondo che cambia e la superficialità con cui questo argomento viene affrontato da noi esseri umani è il centro portante di tutto il documentario. E' vero che quest'ultimo parla esclusivamente di api ma è innegabile che il tutto viene narrato con un ottica critica nei confronti dell'animale più intelligente ma allo stesso tempo più stupido del pianeta :"l'uomo". Animale predatore che per interessi propri ed effimeri sta interagendo negativamente sull'ecosistema mettendo a rischio la catena alimentare. Personalmente non posso che confermare. L'immagine che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere, ma che purtroppo è realtà, ed è ben documentata, è rappresentata da persone che impollinano gli alberi da frutto manualmente. Questo avviene in una provincia cinese in cui l'intervento umano ha provocato la scomparsa totale delle nostre piccole amiche ed ha costretto gli abitanti del luogo ad impollinare manualmente gli alberi da frutto. La cosa è molto importante e fa sicuramente riflettere. Quello che sembra essere un progresso da un lato, diventa irrimediabilmente un regresso dall'altro.
Nel documentario viene mostrato come le api, oggi giorno, siano veramente a rischio di estinzione sia per cause naturali, come il parassita della varroa, peste americana, peste europea, che per cause artificiale come ad esempio i pesticidi. Molti apicoltori conoscono, ed anno a che fare, ormai annualmente, con il fenomeno della scomparsa di api, o del collasso della famiglia.
C'è un punto preciso del documentario (minuto 44 e 44 secondi) in cui l'apicoltore americano ammette di somministrare antibiotici alle api per renderle immuni da malattie e il fatto che, personalmente non uso nessun tipo di antibiotico e che applico i trattamenti contro la varroa soltanto dopo la smielatura mi rende orgoglioso del mio operato e del mio miele.
Nel documentario vengono prese in esame anche le api africane, viene spiegato parte del linguaggio dei segni delle api (di come facciano a segnalare alle altre come raggiungere il luogo da bottinare), e si mette a confronto l'apicoltura intensiva di un apicoltore americano con oltre 10.000 famiglie con quella di uno svizzero che continua l'arte come i suoi antenati.



martedì 10 marzo 2015

LA SCIAMATURA

A primavera inoltrata, un fenomeno comune che si può verificare tra aprile e giugno è appunto LA SCIAMATURA NATURALE, che consiste nella separazione dello sciame in due o più famiglie.
Quando la famiglia inizia ad essere numerosa occupando tutti i telaini dell'arnia, avviene un processo che porta alla produzione di una nuova regina che si insedierà definitivamente nell'arnia, costringendo l'altra, ormai più vecchia, ad abbandonare il nido.
Non c'è un numero preciso di api che accompagnano la vecchia regina nell'allontanamento forzato: possono essere la metà, ma anche più o meno.

LE CAUSE:
In seguito a determinati studi è emerso che la sciamatura avviene per diverse cause:
  1. Istinto di sopravvivenza rispetto a un incremento eccessivo del numero delle api con conseguente mancanza di aria ed eccessivo calore soprattutto verso aprile;
  2. Quando il numero delle api è molto alto, il livello di feromoni sprigionato dalla regina è meno percepibile dalle api collocate nei telaini più esterni, le quali avvertono la necessità di creare una nuova regina (iniziano cosi a costruire celle reali);
  3. La diminuzione dei feromoni della covata. Quando la famiglia è ormai molto numerosa e la regina ha una buona ovodeposizione arriveremo al punto in cui i telaini sono ricchi di covata opercolata e scarsi di covata disopercolata. L'assenza dei feromoni derivanti dalla covata disopercolata spingono le api a creare delle celle reali.
LE FASI e SINTOMI:
IL primo sintomo, riconducibile alla prima fase della sciamatura è la creazione di celle da fuco. Non sempre sono sintomo di sciamatura, ma se esse iniziano ad essere numerose e nella nostra famiglia si può riscontrare una delle 3 cause elencate sopra la sciamatura si avvicina.
Dopo i fuchi, il vero grande passo che ne costituisce un secondo sintomo o seconda fase è costituito dalla costruzione di celle reali (che si chiamano Cupolini) nel quale vengono allevate le regine. Le api iniziano a nutrire le larve contenute nei cupolini con pappa reale in tutto lo stadio della loro crescita. Questo consentirà alla larva di sviluppare per intero gli organi di riproduzione diventando la regina (mentre le altre larve sono nutrite con pappa reale solo nello stadio iniziale della crescita, precisamente nei primi 3 giorni, per poi essere nutrite con miele. Ciò non consentirà lo sviluppo completo degli organi di riproduzione a quest'ultime).
Prima della nascita della regina giovane, assisteremo all' abbandono o appunto sciamatura della regina più anziana (terza fase o fase dell' abbandono descritta sotto).
Assistiamo successivamente alla quarta fase, ossia, alla nascita della prima regina che andrà a distruggere gli altri cupolini per impedire la nascita di nuove regine.Nel caso nascano contemporaneamente due nuove regine assisteremo ad un lotta con la quale si decreterà la vincitrice che prenderà il possesso dell'arnia e di parte della famiglia. Se la regina nata non distrugge i cupolini, dopo il fenomeno della prima sciamatura, lei stessa darà vita ad una nuova sciamatura (sciamatura secondaria, terziaria etc, in base al caso) seguita poi dalla nascita di una nuova regina nell' arnia di partenza.
Come terzo sintomo vediamo che le operaie sono disinteressate alla ricerca di polline\nettare e danno l' idea di essere oziose.

L'ABBANDONO
La parte della famiglia (di solito metà), con la regina più anziana, abbandona l'arnia, e, dopo un volo che in genere non supera il chilometro troverà un punto d'appoggio (un ramo o altro) nel quale stazionerà per 2-3 giorni al massimo. A partire da questo momento delle api "sentinelle" andranno a perlustrare la zona in cerca di un luogo idoneo per la costruzione della nuova dimora.
L'apicoltore che vuole catturare lo sciame dovrà intervenire prontamente prima del trasferimento definitivo.

COSA FARE DOPO IL RECUPERO

martedì 10 febbraio 2015

Dismissione del link diretto

A titolo puramente informativo:

"per chiunque accedesse con il dominio : www.apimania.it" il dominio stesso sta per essere dismesso:
www.apimania.it non sarà più attivo

pertanto il link diretto per accedere a questo blog é;

http://apemellifera.blogspot.it

un saluto a tutti

domenica 30 novembre 2014

LE API POSSONO CURARSI ?

Da uno studio di ERLER dell'università di Halle-Wittenberg in Germania, è emersa la possibilità che le api affette da particolari malattie, tendono ad immagazzinare ed a nutrirsi di miele prodotto con alcuni tipi di piante, che ha una funzione antibiotica naturale proprio sulla malattia in questione.
Se ciò si rivelasse vero, sarebbe una vera scoperta salva api, potendo noi somministrare alle api, particolari tipi di miele volti a contrastare peste americana, peste europea e nosema.

Di seguito una traduzione di una pubblicazione della BBC, consultabile in inglese al seguente link:
http://www.bbc.com/earth/story/20141025-honeybees-play-doctors-and-nurses

Traduzione:

Sono tra le creature più operose del pianeta, ma le api continuano a lottare quando sono malate. Una volta che una malattia prende piede all'interno di un alveare, le api possono diventare lente e disorientate, e molte possono morire.
Ora sembra che le api possano avere un modo in grado di aiutarle a mantenere la propria forza lavoro in buona salute - ossia con api che alimentano "il miele medicinale" agli altri membri dell'alveare.
Un gruppo di api operaie chiamate "api nutrici", se sono infettate da un parassita, possono selettivamente mangiare il miele che ha un'attività antibiotica, secondo Silvio Erler del Martin Luther Università di Halle-Wittenberg in Halle, in Germania e dei suoi colleghi.
Queste api sono anche responsabili dell'alimentazione dando miele alle larve e distribuirlo ad altri membri della colonia. Quindi è possibile che siano i medici dell' alveare, prescrivendo diversi tipi di miele ad altre api a seconda della loro infezione. Se questo è vero, potrebbe essere importante per capire come le api combattono le malattie.

Nello studio di Erler, ad alcune colonie infettate da un parassita intestinale chiamato Nosema ceranae è stata data la possibilità di scegliere tra 4 diversi tipi di miele. Tre tipi di miele sono stati fatti dal nettare di piante - robinia, girasole e tigli - mentre un quarto era miele di melata fatto con le secrezioni di cocciniglie o afidi. Ciascuno dei mieli è stato conosciuto per avere attività antibiotica.
Api con maggiori livelli di infezione tendono a mangiare più miele di girasole, che ha avuto la più forte attività antimicrobica. Ha ridotto il livello di infezione nelle api che l' ha mangiato del 7%, rispetto al miele di tiglio.
" I mieli sono pieni di micronutrienti, alcaloidi e composti vegetali secondari che sono buoni sia per le api che per gli esseri umani allo stesso modo", spiega Mike Simone-Finstrom della North Carolina State University di Raleigh. Uno studio ha suggerito che possono aumentare l'attività dei geni di immunità delle api, aumentando la loro capacità di combattere le malattie.
Uno studio separato del gruppo di Erler suggerisce che diversi mieli sono efficaci contro diverse malattie. Mentre il miele di girasole è bravo a prevenire la crescita di batteri che causano la peste americana, è meno efficace contro i batteri associati a peste europea. Tuttavia, il miele di tiglio è stato più efficace contro quest ultimi batteri.


"Le api operaie hanno una posizione di eccezionale importanza per la distribuzione del miele selettivamente nella colonia che colpisce la loro salute, ma potenzialmente anche quella di altre compagne di nido", dice Erler.
Il suo team sta ora indagando se come le api nutrici possono selezionare mieli provenienti da fonti diverse a seconda della infezione che stanno combattendo. Se questo risulta essere vero, si rivelerà la possibilità di curare gli alveari in un modo mai visto prima.
Con api sotto la minaccia di malattie, il cambiamento climatico, l'inquinamento e le nuove tecniche agricole, Erler dice che la loro capacità medicinali potrebbe rivelarsi preziose. "Apicoltori potrebbero approfittare dei flussi di miele specifici per proteggere le loro colonie contro le malattie specifiche", dice.
"Ma non dobbiamo sopravvalutare il ruolo medicinale del miele", dice Francesco Ratnieks della University of Sussex a Brighton. "Se dopo sei giorni di alimentazione con un solo tipo di miele si ottiene solo un effetto del 7% su infezioni, va precisato che l'effetto in un alveare potrebbe essere minore. Le api raccolgono il miele principalmente come una fornitura di cibo, non come farmaco."

Le api hanno altre fonti di medicina oltre al miele. Ad esempio, raccolgono resina dalle piante che incorporano nei loro nidi, dove può contribuire a combattere i parassiti fungini. Nel 2012 Simone-Finstrom e un collega hanno mostrato che le api infettate con spore fungine hanno raccolto più resina delle altre.
Le api, insieme ad altri insetti come formiche, mostrano anche un comportamento "igienico": i lavoratori portano i membri defunti della colonia lontano per evitare una diffusione dell'infezione. Ratnieks sta cercando di allevare le api, per la produzione di colonie che sono più resistenti alle malattie.
Le api sono ben lungi dall'essere gli unici animali che possono auto-medicarsi. Mentre gli esseri umani prendono per un'aspirina per combattere il mal di testa, molti primati, tra cui gli scimpanzé mangiano la corteccia amara e foglie ruvide che possono contribuire a uccidere i parassiti fuori nelle loro viscere. Le capre mangiano vegetazione alta in tannini, quando sono affetti da vermi intestinali. Bruchi orso Woolly combattere mosche parassite mangiando piante ricche di sostanze chimiche tossiche, mentre le formiche legno incorporano resina antimicrobica da conifere nei loro nidi.